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Test sui caschi! Wow!

Casco: il test sulla sicurezza

a cura di Performedia

A cavallo di una sella e per di più su due ruote.
Questa è la situazione nella quale ogni giorno milioni di centauri si trovano a dover vivere nel mondo. Un po’ per scelta, ma molto spesso anche per necessità, scooter e motociclette sono così la risposta più efficace al traffico delle grandi città. I pregi? Spostamenti in breve tempo e soprattutto la possibilità di parcheggiare sempre e dovunque… o quasi.

In attesa dell’airbag per i motociclisti l’unico mezzo con il quale possono difendersi i possessori di “due ruote” resta quindi il casco. Sempre allacciato, ma soprattutto omologato. Ma ci bastano come garanzie? Secondo la Rivista Altro Consumo sembrerebbe proprio di no.

Il noto mensile ha infatti “messo alla sbarra” 15 tra i caschi più venduti e diffusi con una serie di test per saggiarne i reali standard qualitativi e di sicurezza. Da notare tra l’altro come alcune delle prove eseguite siano le stesse previste per Legge al fine di ottenere la tanto sospirata etichetta che ne attesti l’omologazione obbligatoria. Resta quindi il dubbio di come sia possibile, numeri di Altro Consumo alla mano, la successiva commercializzazione.

Ma quali sono stati i test effettuati? Le prove si sono suddivise in quelle obbligatorie “da omologazione” più alcune extra. Tra le fondamentali ricordiamo quelle riguardanti “l’assorbimento degli urti” e lo “scalzamento”. La prima non ha bisogno di tante spiegazioni e misura la resistenza del casco se sollecitato in determinati punti, mentre la seconda tiene conto di quanto un urto faccia sfilare il casco dalla testa e va di pari passo con la tenuta dei cinturini sottogola.

A questi risultati sono stati sommati quelli relativi ad altre prove simulando in un laboratorio ufficiale e specializzato per questo tipo di test varie situazioni reali come la presenza di occhiali, la sicurezza della visiera, ma anche la comodità nel calzare il casco stesso.

La classifica finale prende in esame tutte le prove effettuate ed i primi sette classificati ottengono per ogni prova valutazioni che vanno dall’accettabile all’ottimo; dall’ ottava “piazza” alla quindicesima tutti bocciati con la maggioranza dei risultati che ha viaggiato tra il mediocre ed il pessimo.

Il migliore è il casco SHOEI J-Wing che ottiene 77 punti sul massimo dei 100 possibili. In assoluto quello che supera al meglio tutte le prove, comprese quelle “extra-omologazione”. Sicuramente molto caro (costa circa 435 Euro), ma giustificabili per la sicurezza che è in grado di garantire.

Chi invece rappresenta il miglior compromesso tra qualità e prezzo è il GREX J2. Ha un listino di poco superiore ai 100 Euro ed anche se ottiene sei punti in meno del “migliore” supera tutte le prove a cui è stato sottoposto.

L’NCA J400 (61 punti) è invece la soluzione perfetta per chi intende davvero spendere il meno possibile senza però per questo rinunciare alla propria sicurezza. Un casco che a dire della Rivista Altro Consumo “protegge bene e costa poco”; unica pecca è l’essere un po’ meno confortevole degli altri (troppo pochi) “promossi”.

Questa la classifica completa dei “buoni”:

1 – SHOEI J-Wing, 77 punti – 430/439 Euro

2 – GREX J2, 71 punti – 92/122 Euro

3 – X-LITE X-402, 68 punti – 279/349 Euro

4 – NOLAN N43 Air, 67 punti – 189/243 Euro

5 – ARAI SZ-F, 61 punti – 450/510 Euro

6 – NCA J 400, 61 punti – 75 Euro

7 – SUOMY Nomad, 59 punti – 249/299 Euro

Dall’ottavo posto in poi… i “cattivi”:

8 – AGV Blade – 85/129 Euro

9 – AIROH Jet 55 s – 149/160 Euro

10 – CABERG Downtown S – 159/189 Euro

11 – DAINESE Ergon Jet EV1 – 239/248 Euro

12 – DURALEU Pool Special – 98/100 Euro

13 – MDS Venus – 69/79 Euro

14 – PREMIER HELMETS Touring 3 – 186/209 Euro

15 – SHARK RSJ – 259/320 Euro

Fonte:
http://it.cars.yahoo.com/02022010/297/casco-test-sicurezza-0.html

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Mi è capitato diverse volte di acquistare prodotti pesanti o ingombranti. Il problema è sempre stato il tragitto per tornare a casa via metro con il nuovo acquisto. 
Non vi è mai capitato di prendere i mezzi pubblici con uno scatolone in braccio?

Bene, il problema è risolvibile con un semplicissimo oggetto: un manico di plastica!
In Giappone ce l’hanno tutti i negozi ed esiste non so da quanti anni.
Vi spiego meglio l’oggetto in qustione.

Come vedete nel disegno (scusatemi se è disegnato male… ero di fretta)l’oggetto in questione ha una forma ergonomica, simile a un manico, in plastica con 2 estremità arrotondata.
La scatola da trasportare deve essere legeta con uno spago in 2 punti in modo che tra i 2 punti si possa posizionare il manico in plastica.

Nelle 2 estemità del manico si passano gli spaghi della scatola.
In qesto modo diventa facilissimo traportare una scatola grossa o pesante (non pesantissimo eh! Il manico è in plastica).

E’ un oggetto intelligente, utile ed economico e può essere un’idea interessante anche da avviare come business in italia.
Provare pr credere! =D

Milano e la sua identità

Giorni fa in TV ho sentito un’intervista a un designer straniero. Mi aveva colpito molto questa sua affermazione: “Milano non mi piace perché è sempre stata “chiusa”. Solo ultimamente si sta aprendo al mondo ma, pur col titolo “la capitale del design”, è sempre stata una città chiusa”.

Uhm…
A me Milano piace… Anzi, la amo!
Avendo vissuto a Tokyo, dove sovrasta il caos, Milano mi ha sempre affascinato.
Tokyo è costantemente in cambiamento. Il quartiere dove io ho vissuto da bambino, ora è completamente modificato. E’ rimasto solo il palazzo dove noi vivevamo e tutti gli altri palazzi, dove vivevano i miei amici, sono completamente spariti.
L’ho verificato con Google maps (=D). Non c’è più niente di ciò che ho nei miei ricordi! (=\)… Il grande albero di fronte casa mia (mi ci arrampicavo tutti i giorni), il giardinetto, spazi verdi, case degli amici… ZAC! Spariti.
Anzi, spariti e ricostruiti con nuove strade ed edifici.
Oh… è triste…

Milano mi ha affascinato dal primo momento perché ha la sua identità tramandata nei secoli. La si vede e la si può toccare con mano. Milano è bella perché la vedi e la senti… E’ Milano… la riconosci!
Avevo 12 anni e ricordo il primo giorno che ho vissuto a Milano. Alla sera con la famiglia siamo andati in centro con la metropolitana. Io avevo un pò paura perché tutto ciò che mi circondava non assomigliava alla mia città natale dove ho vissuto per 12 anni, Tokyo.
Usciamo dalla metro e saliamo in superfice e mi trovo davanti il Duomo illuminato…

Mi pareva di stare in un luogo lontano dalla terra… Mi è sembrato bellissimo, spettacolare, spaventoso, grandioso, fantascientifico, incredibile….
Sì, mi sono sentito come se mi trovassi sulla luna.
Eppure venivo da Tokyo dove ci sono grattacieli, luci, enormi grandi magazzini.
Il momento che ho visto il Duomo io ho “sentito” Milano.

Milano ha la sua identità e la sua identità è sempre stata rispettata e vissuta. Ecco la sua bellezza! Milano non è chiusa, come diceva questo designer che sosteneva di averci vissuto per 6 anni, Milano è così ed è rispettata dai milanesi. E rimarrà sempre così con la sua meravigliosa identità.

Guardiamo la zona Navigli, con gli edifici bassi e ballatoi. E’ bellissima, e ti parla, ti racconta qualcosa.
Se Milano fosse stata “aperta” non ci sarebbe la città di oggi, non ci sarebbero i milanesi che hanno dato un’identità alla loro città, non sarebbe la capitale del design. =)

In fondo, il miglior design è ciò che riesce a donare un’identità all’oggetto, no?

Ogni volta che mi trovo davanti al Duomo io ripenso a quel giorno… E mi fermo un attimo per ringraziare la Madunina.

disegnare…

Non ho mai compreso se il saper disegnare dipendesse dal DNA o dalla pratica. Mio padre sapeva disegnare molto bene e quindi ho sempre pensato di aver ricevuto un bel dono. Fin da piccolo tutti mi dicevano che disegno molto bene quindi artisticamente sono stato sempre molto felice e orgoglioso del mio talento.

Da piccolo disegnavo perché mi piaceva e sognavo di diventare un grande disegnatore di fumetti.

Al liceo ho imparato una cosa fondamentale: disegnare per imparare.
Io, fino ad allora, disegnavo per esprimere ciò che avevo in testa e al primo anno del liceo mi annoiavo a disegnare sempre le stesse cose.
Sì… Ci facevano disegnare forme geometriche in prospettiva in una materia (ornato) e bottiglie messe in diversi modi in un’altra (figura). Che noia…!!

Però più passava il tempo più mi rendevo conto che disegnare sempre le stesse cose era utile. Sì, davvero utile! =D

Ho imparato a disegnare figure geometriche in prospettiva e qualsiasi bottiglia messa in qualsiasi modo. In pratica avevo imparato a conoscere le forme e lo spazio.

Cosa voglio dire con tutto questo?
Che il talento non basta per saper disegnare e ci vuole molta pratica. Se vuoi imparare a disegnare, e sei negato, inizia a disegnare e disegna continuamente e costantemente. Disegnando imparerai tante belle cose e sarà sempre più una bella scoperta.

Oggi so che il saper disegnare dipende dall’amore per il disegno. =)